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Price fixing: LG pagherà 380 milioni di Dollari nella causa sui pannelli LCD

Le tre aziende coinvolte sono giunte ad un esoso accordo con la controparte per porre fine alla battaglia legale

domenica 15 luglio 2012


(ITnews) - Roma

Un accordo tra le aziende del settore hi-tech per fissare il prezzo dei display LCD c’era ed ha funzionato. Ormai è chiaro. L’ultima prova arriva da una notizia recente, riportata da Reuters: LG ha accettato di pagare 380 millioni di Dollari pur di mettere fine a una causa che la vedeva accusata di aver partecipato a questo patto segreto con l’intento di turbare la libera concorrenza di mercato. L’azienda sudcoreana è venuta a patti con l’accusa e ha accettato di pagare questa salatissima ammenda, pur di terminare il procedimento legale (una causa civile negli USA). A ben vedere è un’ammissione di colpa, seppur non ufficiale. Pagare meno – rispetto all’eventuale multa - e accorciare i tempi legali il più delle volte è una conveniente scorciatoia per chi sa di essere colpevole. La somma che dovrà versare questa azienda è la più altra tra quelle pagate dalle altre società coinvolte nello stesso caso.

L’accordo con LG è stato dato mercoledì scorso - 11 luglio – da uno degli avvocati delle aziende che hanno querelato – i cosiddetti “Direct buyers”, cioè i compratori diretti dei panelli LCD. Oltre l’azienda coreana, anche le altre due società coinvolte nella causa hanno accettato di pagare una multa: Toshiba verserà infatti 21 milioni di Dollari, mentre AU Optronics ne pagherà 170. I patti presi però sono ancora sul tavolo del giudice distrettuale di San Francisco - Susan Illston - che dovrà appunto verificare e approvare la legittimità dell’accordo.

Interrogate sulla vicenda, le tre aziende hanno risposto in modo diverso. La rappresentante di AU Optronics – Freda Lee - ha fatto notare come questo ingente versamento di denaro non andrà ad incidere più di tanto sulle finanze dell’azienda. La portavoce di Toshiba - Deborah Chalmers - ha chiarito che l’azienda che rappresenta non è colpevole di aver partecipato al cartello ma ha accettato di pagare per evitare ulteriori spese e per scongiurare l’eccessivo protrarsi della battaglia legale. Reuters non è riuscita a raggiungere invece un rappresentante di LG per una dichiarazione in merito.

Casi come questo non sono all’ordine del giorno ma sono già capitati altre volte in passato. Il cosiddetto “price fixing” nel mercato dei pannelli a cristalli liquidi (LCD) è un fatto ricorrente, purtroppo, riscontrato cioè più volte nel corso dell’ultimo decennio. L’anno scorso un altro accordo di questo tipo generò un pagamento di 535 milioni di Dollari – in totale. In quel caso il procedimento legale verteva sulle stesse accuse: un accordo di cartello per tenere alto il prezzo dei pannelli LCD. Alla sbarra c’erano altre sette aziende, big dell’elettronica come Samsung, Hitachi e Sharp. Se si fanno due calcoli, l’accordo di mercoledì scorso, sommato a questo, insieme, genera una cifra da capogiro: ben oltre 1,1 miliardi di Dollari.

Ma non solo. Qualche mese prima un’altra risoluzione del genere portò al versamento totale di altri 388 milioni di Dollari da parte degli accusati. In quel caso il procedimento era stato avviato dai compratori diretti nei confronti dei produttori di hardware e faceva riferimento all’accordo di cartello su prodotti come televisori, monitor LCD e computer realizzati tra il 2001 e il 2006.

Anche l’Unione Europea si è occupata qualche anno fa di un caso del genere (accordo di cartello tra produttori di pannelli LCD realizzati tra l’ottobre del 2001 e il febbraio del 2006). La indagini portarono ad una multa ancora più salata: un conto totale di 856 milioni di Dollari per gli accusati.

Nicola Smeerch Bruno

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