(ITnews) - Roma -
Curiosamente, mentre il decreto SOPA comincia a perdere l’appoggio delle Camere statunitensi, in Italia si paventa l’introduzione di un decreto legge, ideato dall’On. Giovanni Fava (Lega Nord).
Tale decreto si pone l’obbiettivo di modificare la legge comunitaria 2011 in materia di protezione del copyright nel web. Le rettifiche proposte, secondo l’opinione di maggioranza nel web, rappresentano il più grave danno alla libertà del Web che sia mai stato anche solo pensato nel nostro Paese.
Se il decreto Fava dovesse entrare in vigore, sarebbe possibile segnalare un contenuto ritenuto violatore dei diritti di autore, non solo dalle autorità competenti, ma anche dai diretti interessati o da chiunque si ritenesse parte offesa per la pubblicazione di tale contenuto. La segnalazione poi sarà diretta ai servizi fornitori del servizio di hosting, i quali dovranno prendersi l’onere – per altro non di loro competenza – di rimuovere non solo l’oggetto segnalato ma anche tutti i contenuti che ledano allo stesso modo la parte offesa.
Quindi, ad esempio, se un utente pubblicasse un video contenente una colonna sonora protetta da copyright, chiunque potrebbe segnalare quel video al fornitore del servizio di hosting. Quest’ultimo poi dovrebbe scandagliare i contenuti di tutti i propri clienti ed eliminare i video contenenti la stessa colonna sonora, anche se pubblicati da utenti diversi dal primo. Qualora non dovesse avvenire tale rimozione, in caso di ricorso ad un tribunale il gestore del servizio sarebbe incriminabile per violazione di copyright.
Il decreto ha ricevuto già l’approvazione da parte del Ministro per gli affari europei, Enzo Moavero Milanesi, e della Commissione sulle Politiche Comunitarie. Sembra però che in alcuni punti la proposta di legge entri in contrasto con la vigente normativa europea, perciò verrà sottoposto al vaglio della Commissione Europea a Bruxelles. Solo il 20 Febbraio sarà reso pubblico il responso.
Purtroppo, qualora il decreto Fava venisse approvato dalla Commissione Europea, sembra difficile che in Italia si possa formare un fronte compatto e forte, come quello della NetCoalition, in grado di far recedere l’onorevole dai suoi intenti. Risulta anche improbabile una presa in considerazione della questione italiana da parte delle grandi aziende internazionali operanti nel Web.