(ITnews) - Roma -
Qualche giorno fa è sbucata in rete un’indiscrezione secondo cui Microsoft starebbe per acquistare la divisione smartphone di Nokia. La voce che ha dato origine a questo rumour è un tweet di Eldar Murtazin - noto blogger russo, nonché direttore del magazine mobile-review.com - in cui veniva affermato letteralmente che Steve Balmer (amministratore delegato di Microsoft), Andy Lees (presidente della divisione Windows Phone), Stephen Elop (amministratore delegato di Nokia) e Kai Öistämö (EVP, Chief Development Officer di Nokia) si sarebbero incontrati a Las Vegas - probabilmente in occasione del CES 2012 - per finalizzare gli accordi sulla divisione smartphone di Nokia.

Ora, il CES non è ancora iniziato - l’importante fiera dell’elettronica di consumo prenderà il via il 10 e durerà sino al 13 gennaio - ma il pettegolezzo è stato già smentito. Attraverso una dichiarazione rilasciata al sito Slashgear, la società finlandese ha negato che l’operazione sia in corso, affermando: «Abbiamo messo a tacere questi pettegolezzi da tempo. L’obiettivo di Nokia è dare esecuzione alla partnership con Windows Phone e far crescere il suo relativo ecosistema. Ognuna delle due società ha già tutti gli strumenti per farlo».
Fin qui niente di sorprendente. Normalissimo che un’azienda coinvolta in manovre di questo tipo smentisca sino alla dichiarazione ufficiale dell’avvenuto accordo – anche per non rischiare nulla nelle borse in cui il titolo è quotato. Tra l’altro quanto affermato corrisponde a verità: per il momento il fulcro della strategia di Nokia è l’accordo con Microsoft. Ma cosa accadrà in futuro? Perché questa vendita di asset è verosimile?
Per completezza d’informazione riportiamo anche che l’operazione di cui si vocifera dovrebbe avvenire nella seconda metà del 2012. A Nokia rimarrebbero la divisione “Nokia Siemens Network”, che si occupa delle reti di telefonia mobile, i servizi di Navteq e il comparto dei cellulari economici di fascia bassa con funzioni essenziali, detti "feature phones".
Ma facciamo qualche passo indietro. Dopo anni di predominio nel mercato degli apparecchi per la telefonia mobile, Nokia si è trovata a rincorrere leadership altrui. Sul segmento degli smartphone è rimasta decisamente indietro, costretta a cedere consistenti fette di mercato a Apple con il suo iOS e a Google con Android. A un certo punto, trovandosi a navigare in cattive acque, ha dovuto fare una scelta, dolorosa ma necessaria. Due sono stati i passi cruciali: l’allontanamento del CEO - Ollie-Pekka Kallasvuo - e l’accordo con Microsoft per portare Windows Phone sui propri apparecchi di fascia alta. Quello di Kallasvuo, a dirla tutta, non è stato ufficialmente un licenziamento ma sappiamo bene come vanno queste cose. A prendere in mano le redini della società nel settembre del 2010 è arrivato poi Stephen Elop, ex capo della "Business Division" di Office presso Microsoft.
Chi scrive è convinto che Nokia abbia sbagliato entrambe le mosse. L’azienda finlandese era indietro, certo. Symbian appariva ormai come un sistema operativo alquanto obsoleto, o comunque non aggiornato a sufficienza per competere ad armi pari con iOS e Android. Ma, constatato il problema, i dirigenti avrebbero potuto intraprendere varie strade. Innanzitutto avrebbero potuto dare un’iniezione di fiducia all’amministratore delegato, un uomo che comunque nell’ultimo decennio aveva portato un’ex industria cartiera del Nord Europa ad essere una delle più importanti società hi-tech al mondo. Certo non era tutto merito suo, ma senza dubbio il suo consistente contributo alla causa l’ha dato. Perché dunque esautorarlo e costringerlo alle dimissioni? Per far spazio a chi, poi? A un uomo Microsoft. E perché mai?
Ma torniamo al momento della scelta. Per competere contro il binomio Apple/Google Nokia avrebbe potuto continuare a puntare su Symbian. Questo OS era meno avanti dei suoi concorrenti ma aveva pur sempre una buona tradizione e soprattutto era già consolidato nel mercato. Quando si affrontano queste questioni non bisogna mai dimenticare la cosidetta “base installata”, ossia il numero di apparecchi che già sono venduti e attivi. Al momento di decidere che strada intraprendere Nokia aveva sparsi nel mondo milioni di cellulari (smartphone e non) già funzionanti con Symbian. Dunque una scelta poteva essere continuare su questa strada, semplicemente aggiornando l’OS alle necessità odierne, magari puntando più sui social network e su un’interfaccia del tutto orientata agli schermi multitouch – cosa che poi effettivamente è stata fatta. L’ultima versione di questo sistema operativo infatti si chiama Nokia Belle e ha davvero poco da invidiare alle altre piattaforme presenti sul mercato.
Una seconda scelta poteva essere continuare a sviluppare MeeGo con Intel. Nata dalla fusione di due pre-esistenti OS (Maemo di Nokia e Moblin di Intel), questa piattaforma, basata su Linux, al momento della “difficile scelta” era ancora in fase beta. Non le è stata data però alcuna possibilità. Installata su soli tre dispositivi (N9, N900 e N950), è presto stata abbandonata dalla casa finlandese per correre dietro le sirene di Windows Phone.
La terza opzione era salire sul cavallo vincente: Android. Il sistema operativo di Google era certamente ancora acerbo nel 2010 ma aveva già preso il largo nel modo migliore, navigava cioè a gonfie vele verso il successo, tant’è che - come riportano le ricerche - al momento si trova ad essere il primo OS in diversi mercati chiave come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.
Nokia però ha scelto il nuovo sistema operativo di Microsoft per i cellulari e i dispositivi mobili in generale. L’alleanza tra le due aziende ha portato alla nascita della linea Lumia (il modello 800 è già in vendita e presto arriverà sul mercato anche il 900): smartphone di fascia alta che però, com’era prevedibile, fanno grossa difficoltà a reggere il confronto con le vendite degli iPhone e delle centinaia di modelli di telefonini Android.
Lungi da noi augurare il peggio a Nokia ma una situazione del genere non era del tutto imprevedibile. Il mercato degli smartphone è bello che definito: ci sono due player enormi, iOS e Android, che da soli fanno circa il 61% e che continuano a crescere (dati Gartner sul mercato mondiale - secondo trimestre 2011). E con loro ci si deve confrontare. Per gli altri purtroppo rimangono solo le briciole. Persino RIM, l’azienda canadese che produce i famosi Blackberry, sta affrontando gli stessi problemi: solo pochi anni fa era davanti a tutti nel segmento “business phone” e adesso brancola nel buio. Symbian è la terza piattaforma con il 22%.
Ma non tutto è perduto. Una soluzione potrebbe essere appunto vendere tutta la divisione cellulari e concentrarsi solo sulle reti di telefonia mobile. Sembra un’esagerazione ma potrebbe funzionare. Non per nulla le indiscrezioni parlano anche di dimissioni per Elop - che rientrerebbe in Microsoft a fine anno - e di nuovi smartphone WP7 che non porterebbero nemmeno più impresso il brand della società finlandese.
Ad ogni modo Nokia deve decidere in fretta. Che fare? Tenere in vita due sistemi operativi? Symbian per i cosiddetti “feature phones” e Windows Phone per gli smartphone. Abbiamo visto che un terzo è ormai stato liquidato in fretta. O farebbe meglio invece a concentrarsi esclusivamente su uno solo? Vendere o stringere i denti e continuare a combattere per recuperare terreno? Ma ha senso tenere in piedi tutta la struttura per portarsi a casa solo una risicata fetta della torta? E se la strada giusta fosse concentrarsi solo sul segmento in cui ancora si è fortissimi (i telefonini economici)?
A voler essere maligni si potrebbe anche pensare che Microsoft abbia architettato tutto dal principio: ha mandato una propria testa di ponte nelle file di Nokia (Elop) e ha lavorato dall’interno per far sì che il settore smartphone dell’azienda finlandese fosse quasi costretto a cedere alle sue lusinghe. Ma queste sono solo nostre elucubrazioni. Non deconcentriamoci. Piuttosto teniamo presente che Microsoft potrebbe avere intenzione di seguire Google nella strategia di integrazione verticale nel settore “mobile”. L’azienda di Moutain View, infatti, ormai non è più solo lo sviluppatore e il distributore del sistema operativo ma anche un produttore di hardware, dal momento che ha acquistato Motorola Mobility. Microsoft potrebbe voler imitare questo percorso. Obiettivo: far diventare Windows Phone il proverbiale “terzo ecosistema”, dietro iOS e Android. Ma ce la farà?