(ITnews) - Roma -
Sul capo del già oberato ufficio legale di Google casca un'altra tegola. Stavolta a lanciarla è British Telecom, che ha aperto una causa negli Stati Uniti sostenendo che Android infrangerebbe «continuamente e pervasivamente» una serie di brevetti chiave di proprietà dell'azienda.
La denuncia, depositata nello stato del Delaware, si riferisce a sei brevetti che, secondo la principale compagnia telefonica britannica, sarebbero violati da alcuni prodotti presenti nel sistema operativo mobile di Mountain View: in particolare Google Maps, Google Books, Google Music, la pubblicità geolocalizzata di Google Offers e Android Market.
Un'eventuale sentenza favorevole a BT potrebbe costringere Google e/o le case produttrici di apparecchi a pagare royalty all'azienda inglese per ciascun terminale Android realizzato e venduto. Il che potrebbe risultare piuttosto costoso. Android è infatti al momento la piattaforma per smartphone più diffusa al mondo: oltre 40 milioni di esemplari ogni trimestre, che rappresentano più del 40% delle vendite totali di smartphone. Google ha recentemente rivelato che oltre 500.000 dispositivi Android sono attivati ogni giorno.
La mossa di British Telecom, che potrebbe presto essere ripetuta anche in Europa, porta a sei il numero delle
grosse aziende che hanno trascinato Android in tribunale. Le altre sono: Apple, Oracle, Microsoft, eBay e Gemalto, un'azienda del settore della sicurezza digitale.
«British Telecom può confermare di aver intrapreso azioni legali contro Google, sporgendo una denuncia alla Corte Distrettuale del Delaware per infrazione di brevetto - ha confermato un portavoce ai microfoni del quotidiano The Guardian -
I brevetti in questione si riferiscono a tecnologie che utilizzano servizi geolocalizzati, di navigazione e di accesso personalizzato. Il costante investimento in innovazione da parte di BT ha fatto sì che sviluppasse un vasto portafoglio di brevetti che rappresentano una risorsa importante dell'azienda». Google, dal canto suo, ha risposto laconicamente:
«Crediamo che questa denuncia sia priva di fondamento e ci difenderemo vigorosamente». Ma Florian Müller, un osservatore e blogger indipendente esperto proprio nelle questioni dei brevetti internazionali, è di tutt'altro avviso:
«Android ha già parecchi problemi intellettuali. Ora Google si deve difendere contro un'altra grande organizzazione che ritiene lesi i propri diritti. BT probabilmente vuole continuare a fare business con tutti i produttori mobile e perciò ha deciso di far causa direttamente a Google».
Fonte:
PC Mag