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Wi-Fi: l’Università di Osaka inventa il super chip che viaggia a 1,5 Gbps

L’innovativo processore, che costa solo pochi Euro, in futuro potrà raggiungere anche una velocità di trasmissione pari a 30 Gbps

Gabriele Conoci

Pubblicata in rete il 26/11/2011 19:03, tempo medio di lettura 1 minuti e 49 secondi

Illustrazione (ITnews) - Roma -

Arriva dal Giappone un’incredibile invenzione che potrebbe rivoluzionare le comunicazioni senza fili: un chip per la connessione Wi-Fi in grado di trasmettere e ricevere dati ad una velocità di 1,5 Gbps (Gigabit al secondo). Si tenga presente che oggi i più evoluti chip presenti sul mercato riescono a raggiungere appena gli 0,1 Gbps. Come se non fosse già sufficiente, i produttori – un team di ricerca dell’università di Osaka in collaborazione con l’azienda Rohm – affermano che in un futuro non troppo lontano si potrà raggiungere  una velocità di trasmissione pari a ben 30 Gbps, quindi ben 300 volte superiore a quella dei più evoluti chip attualmente in commercio.

Il nuovo chip misura solo 2 centimetri quadrati ed è spesso circa un millimetro; al suo interno è inclusa anche una micro antenna. Ad oggi, quindi, gli manca solo l’alimentazione ed un dispositivo in grado di fare da ricevitore. Ma la cosa più sconvolgente è il costo di fabbricazione: per realizzare un singolo chip è necessario spendere solo alcune centinaia di Yen, vale a dire alcuni Euro. Per avere un’idea della rivoluzione commerciale che apporterebbe l’uscita di questo chip, basti sapere che le attuali schede di ricezione Wi-Fi più performanti, costano alle aziende svariate migliaia di Yen ed hanno dimensioni molto più grandi rispetto al super chip.

Le onde elettromagnetiche che usa il chip sfruttano frequenze dell’ordine del Terahertz e hanno una lunghezza variabile tra i 100 micrometri e un millimetro. Questo vuol dire che riescono ad attraversare molti materiali anche tra quelli che non conducono elettricità, come le comuni microonde. Non riescono però ad attraversare liquidi e metalli, dunque dovrebbero evitare eventuali danni alle persone.

Rohm prevede di cominciare a sviluppare il chip in serie entro 3 o 4 anni.

Fonte: TechCrunch

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