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HP: su webOS ancora nessuna decisione

Il destino dell’OS resta in sospeso: utilizzarlo per le stampanti o venderlo?

Fabrizio Corgnati

Pubblicata in rete il 10/11/2011 19:47, tempo medio di lettura 3 minuti e 20 secondi

Illustrazione (ITnews) - Roma -

HP non ha ancora chiarito quale sarà il destino di webOS, il sistema operativo mobile frutto dell'acquisizione di Palm datata 2010. L'ammissione verrebbe direttamente dalla neo-amministratore delegato Meg Whitman nel corso di un meeting con i dipendenti di martedì scorso, dedicato proprio a dibattere la vicenda.



Cominciamo con un breve riassunto delle puntate precedenti. Nell'aprile 2010 HP acquista Palm per un valore di 1,2 miliardi di Dollari. Nel maggio 2011 arriva lo smartphone Veer, non preceduto da significativi aggiornamenti delle gamme Pre e Pixi. Ma il vero pezzo da novanta con cui il gruppo spera di lanciarsi nel mercato mobile è il tablet TouchPad. Lanciato nel luglio 2011, viene eliminato solo un mese dopo, a fronte di risultati di vendite disastrosi, insieme al Veer e agli altri smartphone ancora sul mercato.



L'ormai ex amministratore delegato Leo Apotheker decide di liberarsi della divisione webOS e valuta addirittura la cessione dell'intero reparto pc (il numero uno in termini di produzione al mondo), ma il progetto viene accantonato dal suo successore. La Whitman – neo A.D. - decide che HP resterà invece attiva nel segmento dei PC e anche in quello dei dispositivi mobile, ma in collaborazione con Microsoft, che fornirà le proprie piattaforme.

Resta, dunque, il problema di webOS. Che farne? L'attuale A.D. non avrebbe ancora deciso: «È davvero importante per me prendere la decisione giusta, non quella più rapida - avrebbe dichiarato ai suoi impiegati secondo la ricostruzione di The Verge - Se HP decidesse di mantenere webOS, lo farà in modo significativo e con un programma pluriennale. È una proposta molto costosa, ma HP può permettersi questa scommessa».



Alcuni maligni ipotizzano che questa situazione venga sfruttata dalla HP come strumento di marketing, per mantenere cioè il nome dell'azienda sulle pagine dei giornali. Resta però il fatto che il futuro di questo sistema operativo, all'epoca definito molto promettente dagli addetti ai lavori, è ancora avvolto nell’incertezza. Una delle ipotesi è quella di mantenerne la proprietà e di sfruttarlo per le stampanti, il business numero 1 del gruppo, approfittando delle sue estese potenzialità multimediali per agevolare le connessioni con altri dispositivi come le fotocamere digitali.



Ma lo scenario più probabile, invece, è quello in cui HP decide di vendere (o di concedere in licenza) la piattaforma, pur essendo conscia di non poter recuperare l'intera somma di 1,2 miliardi investita poco più di un anno fa. A questo punto ci si chiede: chi potrebbe essere interessato a rilevarla? Il primo nome, secondo Reuters, che cita una fonte «vicina alla questione», sarebbe Oracle. Proprio il suo presidente, Mark Hurd, fu l'artefice dell'acquisto di Palm, quando era numero uno di HP, evidentemente perché intuiva il valore di questa proprietà intellettuale. Il consiglio di amministrazione del colosso americano potrebbe valutare la creazione di nuovi prodotti nei business della connettività e della mobilità.

Poi si parla di Amazon, azienda recentemente sbarcata sul mercato dei tablet con il proprio Kindle Fire. Lo stesso orizzonte potrebbe non dispiacere anche a Intel. Ma, visto come gira il mondo oggigiorno, dalla lista non bisogna escludere nemmeno Google e Microsoft, anche se il loro investimento sarebbe soltanto limitato all'acquisizione di una serie di brevetti utilizzati per bloccare minacce legali di altre società. Una fine ben povera per un'ex piattaforma emergente.



Fonte: The Verge

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