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SSD: rapida la cancellazione permanente dei dati

Una ricerca australiana indica come estremamente difficile il recupero dati dagli hard disk a stato solido

Nicola Smeerch Bruno

Pubblicata in rete il 08/03/2011 00:48, tempo medio di lettura 4 minuti e 37 secondi

Illustrazione (ITnews) - Roma -

Recuperare dati da un SSD potrebbe non essere così semplice. Stando a quanto scoperto da due ricercatori australiani, alcune procedure automatiche di cancellazione permanente dei file dai dischi solidi impedirebbero il recupero dei documenti ivi conservati.

Gli hard disk allo stato solido - anche noti come SSD (Solid State Disk) - presentano molti vantaggi dal punto di vista dell’usabilità per l’utente finale, primi fra tutti la grande velocità d’accesso ai dati e la conseguente rapidità nell’avvio dei sistemi operativi e nella gestione dei loro processi. Fino ad oggi si pensava che non ci fossero grandi svantaggi ad usare questo tipo di soluzione per lo stoccaggio dei dati. In questi giorni però è emerso un problema alquanto grave per quanto riguarda il recupero dati.

Chi lavora in ambito forense potrebbe trovare grosse difficoltà nell’accedere a dati cancellati – più o meno volontariamente - sui dischi. A differenza dei tradizionali hard disk (i dischi di tipo magnetico), dove i dati cancellati dovrebbero comunque rimanere nei settori per un tempo teoricamente infinito o almeno sino quando non vengano sovrascritti – gli SSD oggi in commercio sono dotati di firmware che avviano automaticamente delle routine di cancellazione permanente dei dati tali da renderli del tutto irrecuperabili.

La scoperta è stata effettuata da Graeme B. Bell e Richard Boddington, due ricercatori della Murdoch University di Perth. Per arrivare alle suddette conclusioni sono stati realizzati diversi test; nei loro esperimenti Bell e Boddington hanno messo a confronto un disco magnetico (HDD) Hitachi da 80 GB con un SSD Corsair da 64 GB. Dopo aver tracciato alcuni dati sull’SSD, i ricercatori hanno effettuato una formattazione rapida del disco, supponendo che la routine di pulitura del disco sarebbe avvenuta dopo un intervallo di tempo alquanto lungo, cioè compreso fra i 30 e i 60 minuti circa. Ma così non è stato. Questo processo automatico di cancellazione definitiva, che è necessario affinché altri dati possano essere scritti sul drive, è avvenuto molto presto: entro i tre minuti dalla formattazione. Infatti, a seguito di questa operazione di routine, per i ricercatori è stato possibile recuperare solo 1.064 dei 316.666 file precedentemente tracciati.

In un secondo momento Bell e Boddington hanno rimosso l’SSD dal computer in cui era installato e l’hanno connesso a un “write blocker”, una macchina appositamente creata per isolare il drive e impedirgli di eliminare definitivamente i dati dai blocchi di memoria. È stato a questo punto che i due si sono resi conto: incredibilmente, dopo soli 20 minuti, quasi il 19% dei file era stato completamente rimosso dal disco, perso per sempre. Il che ha dimostrato come questi drive siano in grado di iniziare autonomamente un processo di routine per la cancellazione permanente, indipendentemente dal loro essere collegati ad un computer. Sull’altro tipo di drive, invece, cioè sull’hard disk tradizionale i due ricercatori non hanno avuto alcun problema a recuperare i dati, indipendentemente dal tempo trascorso dopo la formattazione veloce. I risultati completi della ricerca si trovano in questo file pdf.

Il team di ricerca, insomma, ha concluso che «Anche in assenza di istruzioni date dal computer, un moderno device a stato solido può distruggere permanentemente delle prove, ad un notevole grado e in un breve lasso di tempo, in un modo che un disco magnetico non sarebbe in grado di fare».

A questo punto, dunque, sembra abbastanza chiaro che un certo tipo di attività forense, che riguarda i documenti digitali e il loro recupero da dischi cancellati, danneggiati, distrutti, eccetera, potrebbe andare incontro ad una notevole battuta d’arresto. Non è detto, però, che la situazione sia del tutto irrecuperabile. Magari in futuro la tecnologia sarà in grado di trovare un nuovo metodo per recuperare dagli SSD i dati cancellati, magari si modificheranno i tempi e i modi in cui le routine di cancellazione agiscono autonomamente sui dischi, ma per il momento la situazione è questa. Cambierà dunque, nel breve periodo, il modo in cui magistrati inquirenti, avvocati e detective privati agiranno su questi supporti? Di certo il loro lavoro diventerà meno semplice di com’è ora. Si tenga comunque presente che un problema di questo tipo va ad inficiare anche gli affari di tutte quelle aziende che hanno il loro core business proprio nel recupero dati dai dischi.

Per completezza dell’informazione ricordiamo che qualche settimana fa una ricerca dell’University of California di San Diego ha rivelato che è quasi impossibile cancellare permanentemente la totalità dei dati da un hard disk di tipo SSD. Il più delle volte, infatti, per ogni 100 MB che si tenta di sovrascrivere, in almeno 10 di essi rimangono i dati originari.

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