(ITnews) - Roma -
Quelli che all’inizio degli anni 2000 già smanettavano nei circuiti peer 2 peer sicuramente ricorderanno il glorioso AudioGalaxy. Questo sistema, dopo la chiusura di Napster, divenne uno dei principali metodi usati dagli utenti per scambiarsi materiale audio. Addirittura nel 2008, a diversi anni dalla sua chiusura, il magazine hi-tech americano CNet.com lo definì uno dei più grandi siti web della storia, tra tutti quelli ormai “defunti”.
Nato nel 1998 dalla mente di Michael Merhej con il nome di “The Borg Search”, questo sistema inizialmente altro non era che un indice per ricercare file all’interno di diversi siti FTP; in pochissimo tempo, però, Audiogalaxy si diffuse molto bene tra gli utenti del web e cambiò forma. Si trasformò cioè in un robusto e diffuso ambiente per lo scambio di materiale audio tra utenti, grazie anche all’uso del client “Satellite” da installare nei pc locali e al motore di ricerca web-based - le ricerche, infatti, si effettuavano online attraverso una pagina web, anziché dentro lo stesso client.
Ma la storia di Audiogalaxy è lunga e piena di momenti non proprio felici. Nel maggio 2002 il servizio fu messo sotto accusa dalla RIAA – l’associazione dei discografici americani – per i soliti motivi di violazione del copyright sui brani musicali che circolavano attraverso i loro server. Dopo alcuni mesi si arrivò ad un patteggiamento che prevedeva un parziale filtraggio dei contenuti coperti da diritto d’autore, in modo da evitare o limitare il loro scambio all’interno del network. In seguito, nel settembre dello stesso anno, fu stretto un accordo con il sito Listen.com per la fornitura di un nuovo servizio di streaming musicale a pagamento con il nome di Rhapsody. Col passare del tempo, poi, le funzionalità peer 2 peer furono completamente disattivate, anche per evitare ulteriori problemi legali.
Ora, che di tempo ne è passato davvero tanto – otto anni circa – Audiogalaxy ha cambiato completamente missione. Adesso è tornato ad essere nuovamente un servizio libero e gratuito ma con una funzione differente. Il termine esatto per definirlo sarebbe “placeshifting” ma, in parole povere, potremmo dire che Audiogalaxy adesso permette ad ogni utente di portarsi in giro la propria collezione di brani musicali.
Chiunque abbia uno smartphone può ascoltare i propri brani musicali – in versione digitale – anche quando non si trova a casa o in ufficio davanti al suo pc. Il servizio è ancora in beta ma è già possibile provarlo. È sufficiente scaricare una piccola applicazione dal sito ufficiale. Una volta lanciato il file di setup, il software si preoccupa di eseguire in background una specie di inventario. Avete presente lo scrobbling che esegue Last.fm? Beh, si tratta di un procedimento molto simile. Il software controlla la presenza di file MP3 e M4A (AAC) - purché privi di DRM - sui vostri hard disk e crea un indice. A questo punto l’utente deve registrarsi sul sito – è possibile usare anche Facebook Connect – e attendere la conclusione dell’indicizzazione che, in caso di collezioni molto ampie, può metterci anche diverse ore.
A cose fatte, nella propria personale home page di Audiogalaxy si avrà a disposizione tutto il proprio archivio musicale. Da una parte, sulla sinistra c'è l’intero archivio e dall’altra, sulla destra, c’è una colonna con il player e un menu per la creazione di playlist personalizzate.
È ovvio che grazie a questo servizio sarà possibile ascoltare tutti i brani che si possiedono da qualsiasi postazione, da qualsiasi computer; che si tratti di un pc Windows, di Linux o di un Mac, poco importa: trattandosi di un servizio web “in the cloud”, il browser e il sistema operativo da cui si accede non è affatto rilevante. Anche se per il momento il software che indicizza si può installare solo su macchine con sistema operativo Windows 7, Vista, XP e Mac OS X (10.5 Leopard e 10.6 Snow Leopard).
Ma non solo. Alla stessa collezione musicale si può accedere anche in mobilità attraverso uno smartphone. Per il momento esistono app che girano solo su smartphone con sistemi iOS (iPhone, iPod e iPad) e Android. Per quanto riguarda quest’ultimo sistema operativo mobile, chi scrive ha verificato che l’applicazione Audiogalaxy si trova nel market ufficiale e funziona anche su firmware datati come l’1.5 – anche noto come “Cupcake”.
Anche nel caso dell’utilizzo in mobilità è tutto molto semplice: basta lanciare l’applicazione, scegliere il brano con il motore di ricerca interno e mandarlo in play. Fate attenzione però al vostro credito: trattandosi di un servizio in streaming il contatore dei dati corre molto velocemente. Inoltre bisogna avere una copertura radio stabile e consistente, se non volete che la riproduzione del brano sia a scatti, discontinua, di bassa qualità. Altro accorgimento: il tutto avviene in tempo reale per cui, per far sì che i brani siano ascoltabili via cellulare, il computer su cui avete installato il software Audiogalaxy deve essere acceso e l’applicazione stessa deve essere aperta (nella system tray). Mi spiego: non potete fare eseguire l’inventario e poi chiudere il software o, peggio, spegnere il pc, perché altrimenti l’applicazione sul vostro smartphone vi darà errore, dal momento che non riuscirà a connettersi al vostro computer, il quale svolge la funzione di un vero e proprio server di streaming.
Per quanto riguarda l’indicizzazione, sappiate che se non volete che alcuni brani finiscano catalogati sui server di Audiogalaxy, esiste anche una funzione per fare “opt-out”, ossia per deselezionare determinate cartelle.
Al momento in cui scriviamo il client per pc, denominato “Audiogalaxy Helper”, si trova alla versione 3.0.1.46. Questo software, che usa libraries del progetto FFmpeg sotto licenza LGPL v2.11, appartiene alla AG Entertainment Inc. La pagina Faq del sito segnala che il servizio Audiogalaxy – attualmente in beta - può essere fruito attraverso diversi browser (Firefox, Chrome, Internet Explorer e Safari) - anche se poi consiglia vivamente di usare i primi due di questa lista – a patto che sulla macchina sia installato il plugin di Adobe Flash.
Il servizio al momento è completamente gratuito, forse in futuro Audiogalaxy chiederà all’utente di pagare qualcosa per alcuni servizi premium aggiuntivi; l’unico limite riguarda il numero massimo di canzoni indicizzabili: 200 mila. Per quanto riguarda, invece, i problemi di copyright sui brani in streaming nessuno ha ancora espresso dubbi o minacciato azioni legali. Si tratta pur sempre di collezioni private, finalizzate al solo ascolto privato. Siamo realisti: all’interno di queste indicizzazioni nella maggior parte dei casi ci saranno anche pezzi scaricati illegalmente dalla rete. Non ci sono dubbi. La questione, però, non dovrebbe essere un grosso problema per l’industria del disco, almeno finché questo servizio rimane limitato al mero ambito personale. Ma non è mai detto, perché sappiamo benissimo che, quando si tratta di servizi musicali digitali fruiti via web, c’è sempre qualche etichetta o associazione di discografici nel mondo che può avere da ridire.