(ITnews) - Roma -
Come si evolverà il mercato degli smartphone nei prossimi anni? Quale sarà il sistema operativo più diffuso? Chi vincerà la battaglia tra iPhone e Android? Difficile dirlo adesso. Tuttavia è possibile fare qualche riflessione, tenendo conto della situazione attuale del mercato e osservando alcune tendenze che si vanno delineando in questi mesi.
Qualche giorno fa Bloomberg ha riportato la notizia secondo cui HTC starebbe pensando di sviluppare un suo sistema operativo, una piattaforma proprietaria da far girare sui propri smartphone. Cheng Hui-ming, il Chief Operating Officer della società di Taiwan, ha infatti dichiarato: «Noi continuiamo a valutare (questa ipotesi) ma c’è bisogno che si verifichino alcune condizioni».
Quali le motivazioni di questa scelta? Perché riflettere su questa opzione di sviluppo? Forse perché è sfumato l’accordo per l’acquisto della Palm – società ormai in caduta libera e vicina alla bancarotta totale.
I pionieri del form factor palmare, nonostante lo sviluppo di un ottimo sistema operativo (webOS) e il lancio di due nuovi modelli (il Pre e il Pixi), potrebbero rimanere senza liquidi nel giro dei prossimi 12 mesi; quindi, per non fallire miseramente, sono alla disperata ricerca di una soluzione: o una ristrutturazione completa che rimetta in sesto le finanze o la vendita in blocco di tutti i suoi asset. Forse l’accordo con HTC non è mai neanche stato tentato. Probabilmente si è trattato solo di voci di corridoio, di rumors – come si dice in gergo. Non lo sappiamo con certezza. Comunque sia, ci chiediamo: perché HTC sarebbe interessata ad avere un proprio sistema operativo?
Non è forse vero che è proprio grazie agli sforzi di HTC se Android adesso è il secondo sistema operativo per dispositivi mobili più diffuso al mondo? Certo, anche Motorola con il suo Droid/Milestone ci ha messo del suo, così come Samsung, LG e altre compagnie produttrici, ma è stata proprio la società taiwanese a credere per prima nel progetto Android. Non per niente il G1 – primo apparecchio in assoluto ad arrivare sul mercato - fu progettato proprio dalla HTC. Stessa cosa dicasi per il Nexus One, smartphone ideato direttamente da Google ma prodotto e sviluppato in simbiosi con l’azienda capeggiata da Peter Chou. È un atteggiamento del tutto lecito, dunque, stupirsi di fronte a queste decisioni strategiche. Tra l’altro HTC ha già personalizzato pesantemente quasi tutti i suoi apparecchi Android, attraverso l’interfaccia Sense. Perché adesso vuole un OS fatto in casa?
Certo, le aziende sono aziende: sono fatte per produrre e vendere, per generare ricavi. Forse i supermanager avranno pensato che un sistema operativo proprietario potrebbe far guadagnare ad HTC tanto altro denaro. Ma siamo sicuri che questo accada? Chi l’ha detto? Ci sono studi che lo dimostrano? Dove sono le proiezioni di vendita, i numeri, le cifre, le stime, i rapporti? Potrebbe invece essere che un aumento del numero delle piattaforme disponibili sul mercato generi confusione e comporti problemi nella scelta da parte dell’utente/consumatore. La concorrenza non fa mai male – certo - ma è sempre utile mettersi nei panni di chi acquista il bene o il servizio. Chi compra uno smartphone non è completamente sprovveduto, non è un utente base ma saprà orientarsi tra così tante, diverse piattaforme? Inoltre: quanti sviluppatori sarebbero disposti a creare applicazioni per un altro - ennesimo – sistema operativo mobile?
Sembra quasi un miracolo la crescita vertiginosa, mese su mese, del numero di applicazioni per l’Android Market. Qualche giorno fa si è sfondato il muro delle 50 mila unità (fonte AndroLib). Quanti ci avrebbero scommesso il 5 novembre 2007, quando questo sistema operativo fu annunciato? Eppure è accaduto. Sta accadendo. Il successo di questo fenomeno va attribuito senza dubbio anche all’apertura dell’approccio e della tecnologia. Non dimentichiamo mai, infatti, che Android è una piattaforma open source basata sul kernel di Linux che non impone alcun controllo preventivo sulla pubblicazione delle applicazioni. I software per il sistema opertivo mobile Google si scaricano, si vendono, si condividono, si copiano e si installano sia dentro che fuori il marketplace ufficiale. La libertà in questo senso è pressoché completa.
Un’altra società che si sta comportando in maniera simile ad HTC è Samsung. L’azienda coreana gioca attualmente su tre fronti diversi: Windows Mobile, Android e Bada. Il primo è rappresentato la piattaforma Microsoft che, seppur perde terreno ogni giorno che passa, da poche settimane ha lanciato una nuova versione completamente ri-disegnata per cercare di mantere le posizioni acquisite nel tempo e inziare a dare del filo da torcere ai concorrenti; il secondo è il sistema operativo Android – di cui sopra; il terzo è un ambiente proprietario, anch’esso completamente orientato ai social network e per il momento presente sul solo modello “Wave” (S8500).
Anche Nokia non è da meno. Nonostante gli sviluppi del mercato, cioè l’ascesa imperiale dell’iPhone e la scalata lenta ma inesorabile di Android, continua imperterrita a montare sui propri cellulari evoluti Symbian, come sull’N8 – modello presentato solo qualche giorno fa. Ma qualcosa sta cambiando. La casa Finlandese ha sviluppato Maemo, un suo nuovo sistema operativo basato su kernel Linux, Debian e GNOME, completamente indipendente dalla Symbian Foundation (di cui Nokia è ancora uno dei principali membri). Per il momento questa piattaforma è stata installata di default su di un solo apparecchio: l’N900. Eppure nel frattempo, ossia dalla data di commercializzazione (novembre 2009), le cose sono già cambiare. Sì, perché il Maemo di Nokia qualche settimana fa si è fuso con il sistema operativo Moblin di Intel, dando vita a MeeGo. Il frutto di quest’unione di forze e competenze non è ancora pubblico, per la sua prima release bisognerà attendere maggio.
Ma non è importante. È già abbastanza chiaro che le cose si stanno confondendo un bel po’ nel mercato delle piattaforme per apparecchi mobili: 3 sistemi operativi per Samsung, due per Nokia, HTC appoggia a tutto campo uno (Android) ma sta pensando di metterne in cantiere un altro, poi c’è quello dell’iPhone che svetta su tutti (almeno nell’utenza consumer), l’astro nascente Android di Google, il radicatissimo BlackBerry OS di Rim orientato all’utenza business e email-addicted e lo sfortunato webOS di Palm. Voi su quale sareste pronti a scommettere tutte le vostre fiches?