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Nel marketplace Android ci sono piĂą applicazioni gratuite che a pagamento

L’App Store Apple, invece, continua a essere quello con il maggior numero di software disponibili.

Nicola Smeerch Bruno

Pubblicata in rete il 01/03/2010 03:10, tempo medio di lettura 5 minuti e 58 secondi

Illustrazione (ITnews) - Roma -

Nel campo dei sistemi operativi per gli apparecchi portatili la partita più grande si giocherà nel campo delle applicazioni. Come gia si è verificato per Apple e il suo iPod, dove il vero business non è quello basato sulla vendita dell’hardware ma quello sulla vendita dei contenuti tramite iTunes Store (brani musicali, film, serie tv, ecc.), anche per gli smartphone sta accadendo una cosa molto simile. Il fenomeno è appena agli inizi ma si dimostra già interessante. Anche nel caso dei telefonini intelligenti è stata Apple ad aprire le danze.

Tutto è iniziato con l’iPhone e il suo App Store; aperto il 10 luglio 2008, a seguito della commercializzazione della prima versione del primo telefono Apple, questo negozio ha rivoluzionato il mercato dei sistemi operativi per apparecchi mobili. Prima di allora chi comprava un cellulare con Windows Mobile, Symbian o affini trovava preinstallate un tot di applicazioni sull’apparecchio e se voleva procurarsene delle altre non aveva a disposizione un unico luogo, un hub, un sito che raggruppava tutte le applicazioni sviluppate appositamente per quella piattaforma.

Con l’App Store Apple, invece, il paradigma è stato invertito. In questo caso è la stessa azienda che ha progettato e che vende il telefono ad aver messo in piedi un negozio (altamente) centralizzato in cui si vedono le applicazioni atte a girare sulla propria piattaforma proprietaria. Apple ha il pieno controllo sui software che devono girare sull’iPhone e sull’iPod Touch (che ha il medesimo sistema operativo). Presto una versione di questo sistema operativo girerà anche sull’iPad. A sviluppare le applicazioni è la comunità internazionale di sviluppatori – ognuno in maniera indipendente, grazie al SDK (Software Delevopment Kit) liberamente rilasciato dall’azienda - ma è Apple, sovrana, a decidere quali software devono girare sui telefoni e quali no. Pare che la selezione sia durissima e che gli standard siano altissimi, inoltre non sempre il veto ad un’applicazione viene posto per questioni di qualità o sicurezza; in altre parole: qualcuno ritiene che Apple sia molto “chiusa” in questo senso, ossia eviti di approvare applicazioni che possano in qualche modo minare il proprio business o quello dei partner con cui ha accordi - carrier telefonici in primis.

Con Google le cose funzionano più o meno allo stesso modo, con l’unica differenza che il mondo Android è open source, ossia non c’è un controllo così stringente sulle applicazioni: chiunque è libero di programmare software e di metterli in commercio. Google fornisce solo un luogo comunue dove venderli – il Marketplace Android – ma non pone alcun veto su cosa vendere e cosa lasciare fuori dal “recinto” (il tristemente noto “walled garden”). Insomma il sistema della vendita di applicazioni in unico sito/negozio ha attecchito. Tant’è vero che i player sul mercato non sono solo questi due ma ce ne sono altri di grandissima rilevanza come Nokia (Ovi Store), Microsoft (Windows Marketplace for mobile), Rim (Blackberry AppWorld) e Palm.

Ma quali sono i rapporti di forza tra questi competitor? Qualche giorno fa, durante il Mobile World Congress di Barcellona (Spagna), Distimo - un’azienda danese specializzata in ricerche sul mondo delle applicazioni per il mobile - ha fatto una presentazione che è servita a fare un po’ di chiarezza sullo status del mercato.

Secondo i dati Distimo, sebbene l’App Store Apple sia ancora quello con il più alto numero di applicazioni (oltre 150 mila), è il marketplace Android ad aver avuto la migliore performance di crescita durante l’anno appena trascorso, arrivando a contarne circa 20 mila in pochissimo tempo. Da quando è stato aperto, infatti, le nuove applicazioni sono sempre cresciute, di mese in mese. Solo tra dicembre 2009 e gennaio 2010 c’è stato un aumento del 15%.

Se andiamo a fare un paragone percentuale tra le applicazioni gratuite e quelle a pagamento presenti in entrambi i mercati, scopriamo che Marketplace Android detiene il primato per il maggior numero di download gratuiti (57%); questo comunque dipende da due fattori: 1. questa community di sviluppatori programma software di tipo open source; 2. il marketplace di Google è abilitato a vendere applicazioni solo in 11 paesi, a differenza dell’Apple Store che invece vende in ben 77 nazioni.

Gli store con la piĂą alta percentuale di applicazioni a pagamento, invece, sono: Ovi di Nokia (85%), Windows (78%), BlackBerry di Rim (76%) e Apple (75%).

Per quanto riguarda il prezzo medio della singola applicazione, si può dire che le più costose risultano essere quelle per il Blackberry (8,26 $), subito dietro ci sono quelle dello store Windows (6,99 $); le applicazioni Ovi, Apple e Android, invece, sono molto meno care e si trovano più o meno sullo stesso ordine di grandezza (circa 3,5 dollari); le più economiche si trovano nella piattaforma WebOS di Palm (2,53 $).

Vale la pena, inoltre, porre attenzione sulle notevoli differenze di prezzo tra una piattaforma e l’altra per la stessa applicazione. Il celeberrimo videogame Tetris, ad esempio, costa 4,99 $ nell’App Store e 6,99 $ nel negozio Windows. Per l’applicazione “IM+ per Skype” la forchetta è ancora più ampia: se nell’App Store costa solo 4,99 $, nel Blackberry App World arriva a costare addirittura 6 volte più (29,99 $)! La causa di questa disparità potrebbe dipendere dai diversi accordi degli sviluppatori con le aziende  titolari dei sistemi operativi e delle piattaforme di vendita. Quest stramba situazione, comunque, è destinata a non durare per molto tempo; col tempo i prezzi delle applicazioni tenderanno a livellarsi proprio in virtù della crescente competizione tra i vari sistemi.

Un altro dato interessante poi è quello demografico. Secondo una recente ricerca AdMob, la piattaforma Android sarebbe scelta più dagli uomini (73%) che dalle donne (27%). Vedi grafico. La cosa appare alquanto strana poiché per altri sistemi operativi questo sbilanciamento non è così evidente. Seppure la componente maschile sia sempre quella dominante, nel sistema operativo Apple (iPhone + iPod) e in webOS le percentuali uomini/donne non sono così distanti.

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