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Smartphone: di quante applicazioni abbiamo veramente bisogno?

Cosa conta maggiormente: il numero di applicazioni o il loro valore d’uso per l’utente?

Nicola Smeerch Bruno

Pubblicata in rete il 16/01/2010 02:26, tempo medio di lettura 4 minuti e 27 secondi

Illustrazione (ITnews) - Roma -

L’App Store, ossia il marketplace di Apple per le applicazioni destinate a iPhone e iPod Touch, conta ad oggi all’incirca 130 mila voci. Quello di Google, l’Android Market, segue distaccatissimo a 16 mila applicazioni. Dietro questi due ci sono gli store del Palm Pre (e Pixi), quello Microsoft e quello Nokia. (Fonte: BillShrink.com)

Cosa succederà all’App Store quando arriverà a quota 200, 300 o 400 mila applicazioni? Diventerà intoccabile? Sarà mai raggiunto da Google Android in questo campo? Cosa succederà sul lungo periodo?

Ma la vera domanda da porsi, forse, è: quanto è importante il numero totale di applicazioni disponibili nei marketplace per la competizione tra questi sistemi operativi per smartphone? E quanto lo è per l’utente finale?

Secondo Greg Stein, sviluppatore della Apache Software Foundation - un ex impiegato Google, il predominio di un application store su di un altro ha ben poco a che fare con il monte applicazioni, quanto piuttosto con il numero di quelle realmente interessanti per l’utente finale. In proposito ha infatti dichiarato: «L’Android Market [di Google] è decisamente dietro – gli mancano ancora alcune belle applicazioni. Ma non molte! Tutte le applicazioni che avevo sul mio iPhone adesso sono disponibili sul mio telefono Android. Perciò l’App Store di Apple per me ha un vantaggio pari a zero. Quante altre persone la pensano come me? O anche: quanti vogliono e usano tutte quelle 100 mila applicazioni?».

In altre parole, il successo di un marketplace per il mobile sembrerebbe più legato all’esistenza di applicazioni fondamentali per l’utente – leggeri software per il multimedia e la messaggistica, client con funzione di utility, giochi famosi, ecc. - che al numero assoluto, e per ora in continua crescita, di applicazioni disponibili per il download. È più una questione di rilevanza, di importanza e di pertinenza per chi usa il telefonino che una corsa del gestore/venditore per il “magazzino†più fornito.

Ovviamente un application store più fornito avrà più possibilità di soddisfare le esigenze di un utente ma, per come pone la questione Stein: se ognuno di noi usa al massimo 100 applicazioni sul proprio smartphone, è davvero importante che ce ne siano altre 99.900? Anzi, le statistiche di alcuni studi parlano di una media di 65 applicazioni installate sugli apparecchi attualmente circolanti: un valore che, per chi scrive, sembra persino troppo alto.

Alla luce di questo ragionamento, le società che possiedono i marketplace (Apple, Google, Palm, Nokia, Microsoft), più che fomentare le comunità degli sviluppatori a creare sempre più applicazioni – magari molte delle quali completamente inutili e destinate ad essere scaricate solo da qualche decina di utenti dai bulimici desideri – potrebbero concentrarsi sulle reali esigenze dei loro utenti e cercare cioè di sviluppare principalmente (ma non solo) quelle applicazioni importanti che stanno sul serio a cuore a chi utilizza uno di questi “cellulari super intelligentiâ€.

Forse dal punto di vista di chi vende è di fondamentale importanza produrre e distribuire il più alto numero possibile di apparecchi poiché la community degli sviluppatori si orienterà automaticamente verso la creazione di applicazioni per quella piattaforma che più ha riscontrato il maggior successo di mercato. Che poi è quello che sta già accadendo per l’iPhone Apple. Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo anche il programma “Calling All Innovators†di Nokia che cerca cioè di spronare i programmatori a creare tutti i software che un utente della piattaforma Ovi possa aver bisogno. Chris di Bona di Google è esattamente di questo avviso: «Sembrerà un po’ cinico dirlo ma la sola cosa davvero importante è quanti di questi apparecchi, di questi telefoni Android, riusciamo a vendere. C’è una relazione lineare tra il numero di telefoni che distribuisci e il numero di sviluppatori».

Un discorso simile, se vogliamo, si può fare anche per gli accessori: quanti sono gli apparecchi hi-fi in commercio in Italia in cui, ad esempio, è possibile incassare un cellulare Nokia? Quanti, invece, quelli a cui è possibile connettere un iPhone o iPod (persino indipendentemente dalla data di produzione dell’apparecchio)?

Tornando alle applicazioni, non pensiate che ci vorrà molto tempo prima che i vari ecosistemi si livellino. Le differenze ci sono ancora ma sono minime. Pare che la maggior parte dei possessori di uno smartphone già adesso abbia tutto ciò di cui ha bisogno.

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