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Probabile alleanza fra tre colossi dell’editoria USA

Hearst Corporation, Condè Nast e Time Inc. starebbero per allearsi e fondare un comune store online per la vendita di giornali.

Nicola Smeerch Bruno

Pubblicata in rete il 25/11/2009 03:19, tempo medio di lettura 4 minuti e 56 secondi

Illustrazione (ITnews) - Roma -

Tre dei più grandi gruppi editoriali americani potrebbero allearsi a breve per far fronte alla crisi economica e al vertiginoso calo di lettori. A rivelarlo è John Koblin sul New York Observer.
Non è un segreto che l’editoria mondiale sia in grave difficoltà. I lettori, in costante fuga verso il web, diminuiscono anno su anno, così come gli spazi pubblicitari si vendono sempre meno. Sono mesi – anzi anni – che il mondo della stampa tradizionale si interroga su questo problema al fine di trovare una soluzione, una risposta, se non definitiva, quanto meno capace di porre degli argini a questo fenomeno. Recentemente da più parti è stata ventilata l’ipotesi di abbandonare il modello della distribuzione dei contenuti gratuiti, il famigerato “Free”, per passare ad un modello di business che preveda una forma di pagamento dei contenuti per il lettore. Uno degli approcci più caldeggiati è quello dei micro pagamenti, ossia piccole somme richieste al lettore per i singoli contenuti fruiti.
Proprio un esperimento di questo tipo è ciò che vorrebbero realizzare Time Inc., Hearst Corporation e Condè Nast. Secondo fonti attendibili, che Koblin preferisce non rivelare, queste tre grandi compagnie editoriali avrebbero intenzione di allearsi e fondare una nuova società atta allo sviluppo e alla gestione di una piattaforma, o meglio di un online store, sullo stile di quello iTunes, attraverso cui vendere versioni digitali e cartacee dei propri magazine. La convergenza di queste tre società porterebbe alla formazione di un portafoglio testate di ben 50 unità, tra cui: Esquire, People, Time, Vogue, GQ, The New Yorker, Cosmopolitan, Harper's Bazaar, Vanity Fair, Wired, Glamour, Sports Illustrated, O (il magazine di Oprah Winfrey) e altri ancora.
Koblin è convinto che l’annuncio dell’accordo sia imminente. Niente ancora sarebbe stato firmato ma secondo la fonte anonima si tratterebbe di poche settimane. Uno dei vice presidenti di Time Inc., tale John Squires, dovrebbe lasciare la sua società per diventare il numero uno – ad interim - della nuova azienda, almeno per i primi sei mesi. Sarebbe sua l’idea di questa joint venture. Dallo scorso giugno, ossia da quando ha cambiato carica, diventando il “digital futurist” di Time Inc., non avrebbe fatto altro che incontrare i propri diretti concorrenti. Interpellato da Koblin, Squires si è rifiutato di rispondere, o meglio: per lui ha risposto una portavoce di Time Inc., che si è trincerata dietro un classico “No comment”.
In questa alleanza sono riposte grandi speranze. Gli editori, facendo fronte comune, sperano di risparmiare molto denaro. Un’iniziativa del genere, se intrapresa singolarmente, si rivelerebbe senza dubbio molto più onerosa. Ma tre grandi aziende come queste, rischiano decisamente meno se affrontano la sfida unite, soprattutto dal punto di vista dell’investimento; inoltre, così facendo, sono in grado di offrire all’utente uno standard unico e una percentuale molto alta dei prodotti editoriali presenti sul mercato. Ma non solo: nulla vieta che questo accordo in futuro possa essere esteso ad altri player del settore.
La gola profonda che ha passato la notizia a Koblin ha anche fatto sapere che questi tre big dell’editoria statunitense non avrebbero intenzione di commercializzare un proprio e-reader o lettore di ebook - che dir si voglia. Con più probabilità, invece, per contrastare competitor come il Kindle di Amazon e il Nook di Barnes & Noble, lo store frutto dell’allenza fornirà agli utenti anche applicazioni specifiche, che permetteranno loro di scaricare e fruire i contenuti su di un vasto numero di apparecchi differenti quali iPhone, BlackBerry, smartphone Android, Windows Mobile, Symbian, ecc.
L’operazione, sebbene innovativa ed interessante, presenta non pochi rischi. Primo fra tutti quello di competere con i contenuti liberamente e gratuitamente disponibili in rete. Per riuscire nel suo intento, poi, questa alleanza dovrebbe creare intorno ai propri contenuti digitali un muro antipirateria più che fortificato, in quanto si sa benissimo che ormai duplicare un contenuto digitale e distribuirlo online via circuiti peer 2 peer è cosa semplicissima, persino quando è imbrigliato con sistemi di sicurezza per la copia come il DRM. In base a quanto dice il detto “Content is the King”, una delle strade che questi magazine potrebbero percorrere, se vogliono davvero raggiungere qualche buon risultato, è quella di puntare tutto su contenuti originali e ad alto valore, sotto il profilo della qualità, dell’approfondimento, dell’originalità e soprattutto dell’esclusività. Un magazine digitale è tutt’altra cosa rispetto al suo equivalente cartaceo, per cui ogni singola testata è chiamata anche a re-inventarsi, a ripensare cioè completamente il proprio approccio all’utente/lettore, sia nei formati che nei contenuti.
Il futuro dell’editoria sarà digitale: a questa verità non ci si può sottrarre. Adesso tocca solo vedere quante e quali società riusciranno a sopravvivere nel lungo periodo e a far parte di questa nuova sfida.

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