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Nel 2010 l’URL potrà contenere anche i caratteri speciali

Durante il prossimo meeting ICANN potrebbe essere approvata la proposta IDNs per l’utilizzo di caratteri non latini nell’indirizzo dei siti web

Nicola Smeerch Bruno

Pubblicata in rete il 27/10/2009 02:34, tempo medio di lettura 3 minuti e 27 secondi

Illustrazione (ITnews) - Roma -

Presto nella barra degli indirizzi dei nostri browser sarĂ  possibile digitare anche caratteri speciali diversi da quelli standard usati nella lingua inglese.
La proposta di questo cambiamento nello standard degli URL (Uniform Resource Locator), anche nota come “Internationalized Domain Names” (IDNs) permetterà l’utilizzo di caratteri non appartenenti all’alfabeto latino nell’indirizzo intero. Scarica qui il documento finale della proposta.
Finora l’uso di segni come il punto, lo slash e i due punti o la chiocciola sono ammessi solo in alcune parti dell’indirizzo (come il suffisso che definisce il protocollo o come separatore delle varie parti che compongono l’indirizzo). L’IDNs permetterà a persone che scrivono in Cinese, Coreano o Arabo di utilizzare la propria lingua in maniera naturale per navigare nella rete. Un cambiamento di questo tipo potrebbe sul serio dare una grossa accelerazione al processo di adozione di internet in molte regioni del Mondo. Per avere un’idea di quanto sia importante questa proposta, basti pensare che più della metà dell’intera popolazione di utenti del web (1,6 miliardi di persone) usa una lingua con caratteri differenti da quelli dell’alfabeto latino.
L’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), ossia l’istituto responsabile per la gestione dei nomi di dominio della rete, discuterà questa storica proposta venerdì prossimo – 30 ottobre - durante il suo 36°International Public Meeting che si terrà a Seul. Nel caso in cui venisse approvata, la proposta IDNs potrebbe diventare operativa in pochissimi mesi; forse si potrebbe iniziare ad usare caratteri speciali nell’indirizzo URL già dalla metà del prossimo anno.
Ad ogni modo l’IDNs non è una novità dell’ultima ora. Della possibilità di inserire altri caratteri nel set di quelli che si possono utilizzare nell’URL se ne discute da oltre un decennio. Non tutti sono d’accordo: esistono ancora sacche di scetticismo nei confronti di questo ampliamento. Alcuni si chiedono se possa davvero funzionare. Nel frattempo paesi come la Cina, forti della loro forza demografica e costretti dalla struttura del proprio sistema di scrittura a ideogrammi, si sono fatti promotori di questo cambio epocale.
Rod Beckstrom, l’amministratore delegato dell’istituto, vede questo come un passaggio obbligatorio, un cambiamento necessario non tanto per il presente, quanto per il futuro della Rete, difatti ha dichiarato: «Questo è un incontro estremamente importante per l’ICANN, dal momento che il progetto IDN potrà fare un ulteriore passo in avanti verso una ridefinizione, una nuova forma, del panorama mondiale di Internet. A Seul continueremo il cammino verso l’internazionalizzazione di Internet, ciò significa che finalmente persone da ogni angolo del globo terrestre potranno navigare in gran parte del mondo online, usando la loro lingua nativa».
Anche il presidente dell’ICANN, tale Peter Dengate Thrush, è fiducioso e ottimista sulla riuscita del cambiamento dal punto di vista tecnico: «Siamo sicuri che funzioni perché l’abbiamo testata per un paio di anni. Adesso siamo pronti per rendere pubblica (questa tecnologia)». Uno dei principali problemi tecnici per l’adozione dell’IDNs, infatti, consisteva nell’uso della tecnologia di traduzione per convertire un set di caratteri in un altro, al fine di indicare ai server l’esatto indirizzo, ma - a quanto pare - all’ICANN sono stati in grado di affrontare questa sfida e di superarla con successo.

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