ITnews homepage
 
 

Fare Business con Facebook

ItNews intervista l’autore dell’omonimo manuale pubblicato da Hoepli

Nicola Smeerch Bruno

Pubblicata in rete il 31/07/2009 16:23, tempo medio di lettura 10 minuti e 53 secondi

Illustrazione (ITnews) - Roma -

Da pochissimi giorni la casa editrice Hoepli ha pubblicato “Fare Business con Facebookâ€, un testo di Luca Conti - il titolare del blog Pandemia.info – che tratta in maniera approfondita le opportunità fornite da un uso professionale del social network online più famoso del momento. ITnews.it ha incontrato l’autore e gli ha sottoposto ben 18 domande con l’intenzione di fare maggiore chiarezza sull’argomento.

Da quanto tempo studi il ‘fenomeno Facebook’? Che cosa ti ha portato ad appassionarti a questo social network?


Sono iscritto a Facebook dal giugno 2007 e ho cominciato a studiarlo seriamente solo a fine 2008, con il boom italiano. Non sono veramente appassionato allo strumento, quanto al fenomeno sociale che lo ingloba. Non si può ignorare un fenomeno entrato a far parte della quotidianità di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, con punte molto alte anche in Italia. Ignorarlo significa perdersi una parte importante della storia della rete che stiamo vivendo.


Il tuo può essere considerato più un testo strettamente tecnico o un compendio teorico che spiega le dinamiche di questo social network di successo?


Una via di mezzo, con una parte iniziale molto pratica e una seconda parte meno tecnica e un po’ più di respiro tattico-strategico. Niente di sociologico, ma un punto di riferimento operativo e strategico per chi vuole sporcarcisi le mani per il proprio business, piccolo o grande che sia.



Sei stato tu a proporre il libro all’editore o viceversa?

Bella domanda. Facebook era nel mirino fin da inizio ottobre 2008, poi le dimaniche crescenti italiane hanno spinto l’editore ad accelerare i tempi e a chiedermi di partire con il progetto a gennaio/febbraio 2009. Mia proposta iniziale (curo la collana che comprende il titolo) e via libera dell’editore in un secondo momento.



Durante la stesura ti sei mai chiesto se il tuo testo fosse strettamente necessario, vista la mole di libri in inglese sull’argomento?

A questa domanda ho subito risposto sì fin dal primo momento per una ragione molto pratica. Facebook si presta ad essere usato, con intelligenza, dal fioraio sotto casa alla multinazionale. Il fioraio sotto casa non legge in inglese e nella grande impresa c’è comunque il grande manager che non ha confidenza con l’inglese. Se prendiamo poi i titoli internazionali, qualcosa c’è, ma non vedo comunque mostri sacri in circolazione.



Hai preso in esame la possibilità di farne un ebook da scaricare gratuitamente attraverso la rete? Hai intenzione di farlo in futuro?

Avendo un rapporto commerciale con un editore che pubblica sulla carta, questa eventualità al momento non è stata presa in considerazione, né da me, né dall’editore. Sono convinto che un libro di carta è il modo con cui si approccia all’approfondimento e alla formazione personale la stragrande maggioranza del pubblico a cui si rivolge il libro. Per gli smanettoni non serve l’edizione cartacea e non serve neanche quella digitale.



Dal punto di vista etico è corretto che un social network nato come punto di incontro online per studenti diventi piattaforma a fini di lucro?

La risposta è un convinto sì perché chi ha creato Facebook non è una fondazione o un benefattore, ma un gruppo di persone che l’hanno creato partendo da una azienda che lo gestisce e che è nata quindi, oltre che finanziata, per guadagnare. Chi gestisce Facebook sa bene che il giocattolo funziona e produce ricchezza finché gli utenti sono tutelati, rispettati e trovano valore. C’è etica anche nel fare business e non vedo i due concetti in contrasto tra loro.



Ci puoi indicare sommariamente i 5 vantaggi principali che un account Facebook può arrecare ad un’azienda e/o un brand?


Può attivare uno spazio di dialogo con i propri clienti, può aumentare la visibilità all’interno di uno spazio abitato tutti i giorni da milioni di italiani, offre ai clienti soddisfatti un potente strumento per il passaparola, consente una profilazione dei clienti/fan come nessun altro strumento e allo stesso tempo le campagne pubblicitarie possono essere rivolte ad un target molto ben circoscritto e ricco, come nessuna altra piattaforma permette oggi di fare.



Media Mix: credi che sia il momento giusto per dedicare grandi parti del budget pubblicitario su internet, ed in particolare sui social network?


Dipende dal settore economico, ma certamente è il momento giusto per incrementare la quota dedicata ad Internet, semplicemente perché è aumentata la quota della rete nel consumo dei media. Sui social network è bene cominciare fin da subito a sporcarsi le mani, a capire come funzionano e a sperimentare. Oggi non sono strategici, ma non è lontano il giorno in cui lo saranno. Per allora sarà meglio essere leader invece che inseguitori.



Media Mix: poniamo che sia 100 il budget per l’investimento in pubblicità su Internet. Oggi che percentuale di questa torta consiglieresti di investire su Facebook?


Difficile dirlo perché la risposta cambia in funzione del business. Per una attività commerciale in una metropoli, con un business rivolto ad un pubblico giovane e giovane adulto, proverei a togliere tutto dalle pagine gialle e dalla radio, investendo il 50% su Facebook. Per una grande impresa con budget a sei cifre ha senso cominciare a destinare qualche migliaio di euro per cominciare, andando ad incrementare progressivamente, soprattutto in termini di risorse dedicate, più che di pubblicità in senso stretto.



Può Facebook generare denaro direttamente? O si tratta solo di gestione di una strategia d’immagine e di mantenimento di un rapporto con i clienti/utenti? 


Oggi non genera denaro, salvo per applicazioni che contengono pubblicità diretta o profili pubblici che veicolano coupon e offerte commerciali con sconti per l’acquisto diretto. Sono pochi, ma crescono. Non è lontano però il giorno in cui la piattaforma di micro pagamenti che Facebook sta espandendo consenta anche di comprare beni e servizi direttamente con questa moneta virtuale.

Che vantaggi può trarre il mondo no-profit da uno strumento come Facebook?

Vantaggi in termini di rapporto più diretto con i propri soci e simpatizzanti, aumentando la motivazione che spinge alla partecipazione  e anche alla donazione di risorse. Si presta bene poi al fund raising, anche se oggi tale funzione è limitata ad associazioni con sede in USA e Canada. Non passerà tanto tempo, ne sono certo, perché tali possibilità siano estese anche ad associazioni di altri paesi.



A cosa è dovuto il successo di massa di questa piattaforma? Al passaparola, al tam tam mediatico, all’immediatezza d’uso?


Ad un mix dei fattori che citi. Il social network, per definizione, funziona e genera valore se ci sono le persone dentro. Sono quindi gli stessi utenti soddisfatti che tirano dentro gli amici. Non credo che i media abbiano giocato un ruolo importante. Certo è che se la gente continuo ad usarlo, una volta tirata dentro da un amico, è perché lo riesce ad usare senza troppi problemi, cosa da non dare per scontata.



Quanto è giusto nascondersi dietro un account di tipo professionale? Tu consigli ai gestori di ‘fan page’ di palesarsi con un nome ed un cognome? In altre parole: dietro un nick di un social network ci deve essere un uomo?

Secondo me paga che ci sia l’uomo, anche perché il brand di per sé, salvo rari casi, mal si presta come entità a sviluppare conversazioni. Bene quindi che emergano le persone dietro le quinte, con il giusto distacco e la corretta visibilità. Non è un caso se le aziende più evolute hanno team dedicati, con facce e nomi ben visibili, che firmano gli interventi pubblicati con le propri iniziali.



Quali sono ancora gli aspetti di Facebook da migliorare – se ne ha?

Non è facile gestire gli aggiornamenti a tante pagine fan, superato un certo numero. La gestione di questi spazi e gli strumenti di analisi delle metriche sono ancora agli inizi. Vedo un grande margine di miglioramento e sono convinto che Facebook abbia un disegno ben preciso in testa, che sta attuando gradualmente per non disorientare troppo i suoi utenti più affezionati.

Reali problemi di privacy ci sono? E se sì, sono più gravi di quelli di altre piattaforme o di un semplice account di posta elettronica?
Il problema della privacy è una questione di consapevolezza. Se sono consapevole dei dati che condivido e come posso limitarli, il gioco è fatto. Se sbaglio qualcosa, non posso recriminare con nessuno se non con me stesso. Facebook da questo punto di vista sta facendo grandi passi avanti, consentendo una flessibile personalizzazione di chi può accedere ai singoli contenuti pubblicati. Certamente anche la posta elettronica, se usata senza consapevolezza, può portare danni enormi.



Un’onesta agenzia di PR online dovrebbe consigliare all’azienda sua cliente di gestire direttamente il proprio profilo su Facebook?

Dipende dall’azienda. L’agenzia può essere utile ma non ha accesso a tutte le informazioni dell’azienda come le persone dell’azienda stessa. Non si può appaltare esternamente il dialogo con i propri clienti. Ci può essere un intermediario che fluidifica e facilita questo dialogo, ma non di più. I modelli sono diversi e a mio avviso si differenziano in base alla dimensione dell’azienda stessa che vuole usare questi mezzi.



Può un modello di business basato solo sulla pubblicità di tipo ‘display’ e sulla vendita di account profilati per la ricerca, mantenere a lungo in piedi una piattaforma con centinaia di milioni di utenti come Facebook?


No e infatti Facebook ha in mente molto di più. Diventare una piazza abituale nella vita delle persone, inserirsi senza infastidire nelle conversazioni, con suggerimenti su acquisti, insieme all’offerta di una moneta virtuale di remunerazione interna e di pagamento, per beni virtuali e non, è la chiave del business di Facebook dell’immediato futuro. Limitarsi a valutarne l’assenza di una strategia già pubblica e la limitatezza, in potenza, della pubblicità, significa a mio avviso perdere di vista cosa ci attende domani.

Domanda banale ma sempre attuale: Facebook è qui per rimanerci o è solo una moda di passaggio? E se dura, quali forme è destinato ad assumere in futuro? Come si evolverà? O rimarrà sostanzialmente quello che è adesso?
Facebook non è una moda. Ha delle metriche mai toccate da nessun sito web, né nel mondo, né in Italia. Potrà avere certamente un assestamento e un calo fisiologico, ma se anche mantenesse attive la metà delle persone che lo usa oggi, rimarrebbe comunque una potenza del web, molto difficile da contrastare. Diventerà, guardando nella sfera di cristallo, un ambiente simile ad un grande centro commerciale, dove incontrare gli amici, comunicare direttamente con loro, seguire le loro vite, ma allo stesso tempo fare transazioni economiche, comprare beni e servizi, passare il tempo giocando e consumando media personali e nuovi media. Non mi sembra qualcosa da sottovalutare. Le mode esistono, ma Facebook è molto di più. Il tempo dirà chi ha ragione.



Disclaimer: Nice, ossia l’editore di questa testata, non ha ricevuto alcun regalo, né denaro o copie omaggio del testo dalla Hoepli per la redazione di questo articolo. Stessa cosa dicasi per il direttore della testata e per la redazione.

Servizi Notizie correlate

  Visualizza Panorama
  Notizie correlate
  Notizie stesso ambito

  Facebook pronta a quotarsi in borsa
  Listen With è la nuova funzione di Facebook per ascoltare la musica degli amici
  Suggested Events: Facebook consiglia dove andare
Commenta questo articolo e condividilo con i tuoi amici

Ultime notizie
09/02/2012 17:03 Education & Careers Expo Opens with Mainland Spotlight
09/02/2012 15:49 Siria: Cameron, serve la risposta piu' dura possibile
09/02/2012 15:45 Colosseo: Tar del Lazio accoglie richiesta Codacons
09/02/2012 15:43 Maltempo: P. Chigi, da governo garanzia su risorse per nuova ondata
09/02/2012 15:41 Caso Lusi: Margherita consegna documentazione al magistrato
09/02/2012 15:39 Carceri: si' a fiducia, ma governo perde consensi
09/02/2012 15:39 Omicidio Rea: la zia di Melania, credo che Parolisi sia colpevole
09/02/2012 15:34 **Maltempo: P. Chigi, intesa con enti locali per affrontare coesi nuova ondata**
09/02/2012 15:33 Bankitalia: in garanzia anche prestiti con probabilita' insolvenza 1%
09/02/2012 15:32 Rai: Dg ritira piano fiction per le forti critiche
09/02/2012 15:29 Grecia: Verhofstadt, Eurogruppo chieda riforme strutturali non tagli pensioni
09/02/2012 15:26 Grecia: Draghi, piano B sarebbe accettare sconfitta, siamo fiduciosi
09/02/2012 15:24 Chiesa: Vaticano, mai arrivata rogatoria 2002 su Banco Ambrosiano
09/02/2012 15:20 Giochi: in Confindustria nasce la Federazione sistema gioco Italia
09/02/2012 15:18 Chiesa: Vaticano su 'Gli Intoccabili', falso che ostacoliamo indagini

 

NICE ITnews. Copyright © 1999-2012 NICE Srl. Riproduzione riservata.
Il portale ITnews è realizzato a Roma da NICE S.r.l, Piazza del Popolo 18 - P.IVA 05124321000
Registrazione al Tribunale di Roma n.209 del 27/05/2004 - ISSN 1723-7351.
Editore e proprietario: NICE S.r.l., Direttore responsabile: Nicola Bruno
Associato
Unione Stampa
Periodica Italiana
 ADVERTISING    NOTE LEGALI    CONTATTI    PRIVACY