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Pec: lo sviluppo e' nella libera concorrenza

Assoprovider plaude l'intervento dell'on. Acerbo, che ha allontanato il pericolo di veder diventare obbligatorio il servizio di Posta Elettronica Certificata

Assoprovider

Pubblicata in rete il 13/06/2007 17:49, tempo medio di lettura 3 minuti e 41 secondi

(ITnews) - Roma - Assoprovider plaude l'intervento dell'on. Acerbo, che ha allontanato il pericolo di veder diventare obbligatorio il servizio di Posta Elettronica Certificata che, per gli errori commessi in fase di regolamentazione, non ha trovato rispondenze nella richiesta dei cittadini e delle imprese. Così anche questo servizio, che poteva rivelarsi molto utile per i cittadini e per le aziende, è ricaduto sotto il dominio di un'oligarchia di aziende, conferendo ancora una volta il "diritto al monopolio" e rovinando sempre più la competitività e la crescita del mercato italiano, in particolar modo nel settore dell'IT.

La PEC non è riuscita a crescere perché non nasce in un contesto di competitività economica che possa sviluppare il settore imprenditoriale dell'ICT, ma viene praticamente affidata a monopoli, che hanno già dimostrato di utilizzare questa tecnologia per altri fini, e inoltre l'utenza non viene facilitata all'uso, ma in parte ostacolata e disincentivata.

Ed è un vero peccato perché l'avvento della posta elettronica certificata (PEC), la cosiddetta raccomandata elettronica, era stato salutato come un interessante new business capace di rimettere in moto l'attività degli Internet Provider Italiani, sopravissuti alla crisi della new economy, che avevano partecipato con impegno alle sperimentazioni, rispondendo perfettamente ai requisiti stabiliti dal CNIPA (Centro Nazionale per Informatica nelle Pubbliche Amministrazioni) investendo energie e risorse e collaborando attivamente alla realizzazione di piattaforme che ora non potranno neppure utilizzare.

Il DPR in questione non ha tutelato la libera concorrenza tra le imprese, principio prescritto dalla nostra Costituzione,
determinando una fortissima discriminazione per quelle società che da anni utilizzano le loro conoscenze tecnologiche per offrire servizi innovativi, dimostrando sul campo la loro capacità e serietà, e che si sono viste escludere categoricamente, senza un motivo valido, da un mercato che inevitabilmente è finito nelle mani dei soliti noti.

Anche lo schema attuativo del DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) ha confermato questa tendenza a strumentalizzare le regolamentazioni per fini politici, senza saper prevedere o capire l'influenza sul mercato di tali decisioni: l' eccessiva burocratizzazione non ha fatto decollare questo servizio, che, per quanto utile, non nasce direttamente dalle esigenze degli utenti. E così la PEC, come Assoprovider aveva previsto, non è riuscita a raggiungere la massa critica per far si che questa tecnologia diventasse indispensabile.

Si è tentato quindi di imporre questa necessità rendendo obbligatoria la Posta Elettronica Certificata per i liberi professionisti e per le aziende, ma per fortuna, grazie all'emendamento Acerbo, questo pericolo, almeno per ora è scongiurato.

Assoprovider si augura che le Istituzioni, avendo preso coscienza del problema, decidano di porre rimedio agli errori del passato, senza costringere l'utenza ad usufruire di un servizio di cui non è ancora diffusamente percepita l'utilità. Per incentivare davvero la diffusione della PEC è necessario eliminare inutili vincoli lasciando che sia lo stesso cliente a decidere di utilizzare o meno tale tecnologia, a seconda delle sue esigenze, ed è necessario che siano coinvolte nel momento produttivo le aziende che più in questo settore sono in grado di effettuare trasferimento tecnologico grazie al loro forte radicamento sul territorio, aziende che invece sono state tagliate fuori.

Solo garantendo l’ accesso democratico al mercato dei servizi da erogare al comune cittadino, alle imprese ed alle pubbliche amministrazioni la Posta Elettronica Certificata potrà finalmente diffondersi trasformandosi da servizio utile ai portafogli dei fornitori del servizio, quale ora è, a servizio realmente utile ai cittadini.



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