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Liberalizzazione del suffisso "it": il parere dell'esperto

Intervista a Daniele Vannozzi, responsabile dellÂ’Unitperazioni del Registro italiano dei nomi a dominio

Nicola Bruno

Pubblicata in rete il 29/07/2004 16:49, tempo medio di lettura 6 minuti e 22 secondi

Illustrazione (ITnews) - Roma - Suffissi "it" per tutti. ITnews ha incontrato Daniele Vannozzi,  responsabile dellUnità operazioni del Registro italiano dei nomi a dominio, a proposito della recente decisione della stessa commissione di permettere a ciascun cittadino italiano di registrare a suo nome più di un dominio col suffisso ".it".

ITnews: Quali sono i motivi alla base della decisione della Commissione regole in favore della liberalizzazione dei domini?

Vannozzi: L'assemblea ha inteso rimuovere un limite che ormai non aveva più ragione di esistere. La restrizione si giustificava con la necessità di evitare confusione e disorientamento negli utenti, poco avvezzi a gestire certi meccanismi della Rete. Valutare l'atteggiamento del Registro con il senno di poi è facile ma ingiusto. Oggi questa seconda fase del processo di liberalizzazione accoglie da un lato le numerose richieste dei provider e, dall'altra, quelle dei cittadini e delle associazioni privi di un codice fiscale o partita IVA che ambivano a diversificare e migliorare la propria presenza su Internet.

ITnews: Come mai finora si è mantenuto il limite di 1 dominio per persona fisica per i privati?

V.: Tale valutazione fu fatta nel 1999: allora, all'atto della predisposizione delle regole di naming e delle procedure tecniche che permisero la "liberalizzazione" dei nomi a dominio nel ccTLD (Country Code Top Level Domains) "it", si ritenne che un solo nome a dominio per le persone fisiche e per le associazioni prive di partita Iva fosse più che sufficiente a garantirne la presenza su Internet. In quegli anni, è bene ricordarlo, la percezione della Rete era ben diversa dall'attuale: basti pensare che il Registro ".it" contava poco più di 60mila nomi a dominio, in larga misura appannaggio di imprese e aziende; anche il solo navigare su Internet era prerogativa di una ristretta cerchia di utenti.

ITnews: Quali diritti si difendeva con questo vincolo?

V.: Più che difendere diritti, in quel periodo si pensò di tutelare con delle norme specifiche i domini riconducibili a nomi e cognomi di persone fisiche, in ottemperanza a quanto previsto anche nella Costituzione italiana riguardo al diritto al nome delle persone fisiche.

ITnews: Quali potrebbero essere i vantaggi che un privato cittadino può trarre dalla registrazione di più domini?

V.: La possibilità di poter presentare su Internet non solo le proprie attività commerciali, ma anche gli interessi, gli hobby e qualunque aspetto personale che si ritenga di fruibilità generale: magari utilizzando più di un nome a dominio. Riteniamo che lo stimolo verrà raccolto principalmente dagli utenti più giovani della Rete: e non escluderei che, in un prossimo futuro, si possa pensare al nome a dominio anche come un regalo da donare alle persone più care. D'altronde chi avrebbe mai pensato, dieci anni fa, a una simile evoluzione dell'importanza e del significato dei nomi a dominio sulla rete Internet?

ITnews: Quanto tempo ci vorrà perchè nel mondo si arrivi al rapporto di almeno un domino per essere umano (se mai si arriverà)? E' un traguardo necessario? A che pro?

V.: Non credo che si raggiungerà mai il rapporto di un dominio per abitante del pianeta, neppure nelle società tecnologicamente più avanzate. Non credo che ad oggi si possa annoverare "il nome a dominio" tra gli elementi indispensabili per la vita di un uomo al punto di avere per ogni persona fisica un "diritto ad avere un nome a dominio". Di maggior interesse, semmai, è la possibilità di avere un unico identificativo per mail, cellulare, telefono, fax e tutti gli altri mezzi di comunicazione riferibili a un individuo: in questo vengono in aiuto le sperimentazioni sul protocollo Enum.

ITnews: Quali saranno i vantaggi che trarrà il settore ICT da questa liberalizzazione dei domini?

V.: Certamente uno stimolo a utilizzare sempre di più Internet per far conoscere le proprie attività e idee. La sempre più vasta penetrazione della Rete è comunque garanzia del costante miglioramento dell'infrastruttura telematica nel nostro paese: già negli ultimi anni la diffusione dei nomi a dominio ha contribuito a limare il digital divide tra le zone più e meno ricche d'Italia. E anche le ultime stime sono confortanti in tal senso.



ITnews: Quali i segmenti di mercato interessati da questa piccola rivoluzione?


V.: Difficile dirlo: solo il tempo darà una risposta. Come previsione, comunque, non trascurerei il già ricordato approccio "ludico" ai nomi a dominio soprattutto per i navigatori più giovani.

ITnews: Ha senso che decisioni di questo tipo avvengano ancora prese in ambito locale/nazionale?

V.: Sì: anche se viviamo ormai in un "mondo globale", ogni paese ha la propria storia e la propria cultura. Anche l'evoluzione di Internet nei singoli stati deve avvenire nel rispetto di questi principi, tentando di mediarli con lo spirito che è alla base della rete globale.

ITnews: Oltre l'Italia solo altri 2 stati (Inghilterra e Germania) hanno questo tipo di liberalizzazione. Come mai?

V.: Vi sono invero anche altri paesi (o meglio: altri ccTLD) che permettono la registrazione di nomi a dominio per le persone fisiche. In alcuni casi magari in un "dominio specifico (SLD)": è il caso, ad esempio, del ccTLD ".fr" (Francia) che ha riservato per i nomi delle persone fisiche il dominio (SLD) nom.fr.

ITnews: I restanti stati europei si allineeranno all'Italia o viceversa saranno costretti dalla Ue a tornare indietro alla precedente restrizione?

V.: Non credo che la decisione italiana influenzerà le scelte di altri ccTLD. Semmai l'attivazione del TLD ".eu" (gestito dal consorzio Eurid che vede in prima fila anche l'Istituto di informatica e telematica del Cnr) potrà essere un valido riferimento per i 25 paesi della EU: i nuovi domini europei, è bene ricordarlo, si allineeranno da subito alla nostra liberalizzazione consentendo anche alle persone fisiche di registrare più di un nome a dominio.

ITnews: Qual è in Italia il rapporto tra domini registrati da persone fisiche e quelli registrati da aziende?

V.: A oggi si tratta di qualche punto percentuale: i privati cittadini rappresentano ancora una fetta modesta tra i soggetti che hanno registrato un nome a dominio. La conclusione del processo di liberalizzazione sicuramente contribuirà al loro incremento, anche se le aziende sono e resteranno la stragrande maggioranza dei clienti dei provider.

ITnews: Quali sono i campi di studio e indagine della commissione di cui è segretario? Su quali ambiti verteranno le decisioni future?

V.: Vi sono vari argomenti sul tappeto in questo momento. Proprio in queste settimane si sta pianificando l'agenda dei lavori per i prossimi mesi assegnando a ciascun argomento la sua priorità e tempistica. Tra gli argomenti di prossima trattazione (come si può evincere dalla pagina dedicata alla Commissione Regole sul sito web del registro www.nic.it) ricordo la possibilità di utilizzare un set di caratteri estesi nel nome a dominio (IDN), gli sviluppi per l'utilizzo del nuovo protocollo IPV6, la firma digitale e la gestione del database Whois contenente tutti i dati sui domini registrati nel ccTLD ".it").


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